Elvira
La vera semplice tenera storia di
ELVIRA
un canto che suscita forti emozioni



Giacchino del Brich, questo il nome d’arte di Giacomo Chiuminatto Moro, era un cantore di talento e un personaggio indimenticabile di Castelnuovo Nigra. Nato in Algeria nel 1900, la sua vita fu segnata da una malattia che lo costrinse a vivere in sedia a rotelle. Nonostante le difficoltà, il giovane Giacchino non si arrese mai e trovò nella musica una forma di espressione unica.
Un incontro indimenticabile
Fu proprio ascoltando la sua voce cristallina, durante una sera trascorsa all’osteria di Cintano, che nacque la leggenda di Elvira. Giacchino, con la sua passione e la sua intensità, ci regalò una performance indimenticabile. Ma cosa si celava dietro quelle parole struggenti?
La vera storia di Elvira
Grazie alla testimonianza della signora Carlotta Bertoglio, siamo riusciti a ricostruire la storia di Elvira. Una giovane donna, orfana e povera, che si innamorò di Giacchino. Un amore impossibile, a causa della differenza d’età e delle pressioni sociali.
Un canto che supera il tempo
La canzone “Elvira” divenne ben presto un simbolo di un amore perduto, un lamento che risuonava nel cuore di tutti. Ancora oggi, il Coro porta in scena questo brano, toccando le corde più profonde dell’animo degli ascoltatori.
Amerigo Vigliermo, Bajo Dora marzo 2009

da sin. Delfino Accornero e Domenico Bono, Castelnuovo Nigra, agosto 2013
La Ballata di Elvira & Giaculin
La Ballata di Elvira: un amore tra i boschi e le note
Il canto che Giacomo Giacomino ci ha tramandato, arricchitosi nel tempo di dettagli preziosi, è ormai una vera e propria epopea sentimentale della nostra Valle Sacra. Un intreccio di poesia, amore, dolore e disillusione che ci tocca nel profondo.
Grazie alla testimonianza di Lina Bertoglio Bono, sappiamo che Elvira, la musa ispiratrice di Giaculin, non era un semplice nome, ma una donna in carne e ossa. Una passione ardente che Giaculin coltivava in segreto, esprimendo il suo amore attraverso le note struggenti della sua melodia.
Elvira, che viveva nei pressi della casa dei Bono, era una giovane donna dalla vita semplice, segnata dalla perdita precoce della madre. Lavorava come domestica presso la merceria della signora Antonietta Giacomino, parente di Giaculin. È probabile che proprio in queste occasioni i due si siano incontrati, dando vita a un sentimento profondo e inconfessato.
Tuttavia, la differenza d’età e la distanza che separava le loro abitazioni – Giaculin viveva al Brich, una zona isolata tra Cintano e Castelnuovo – furono un ostacolo insormontabile al loro amore.
Le parole di Domenico Bono, figlio di Lina, ci offrono un epilogo inaspettato a questa storia:
“Subito dopo la guerra, Elvira si trasferì in Asti, dove conobbe e sposò un altro uomo. Nonostante la distanza, mia madre ha sempre mantenuto i contatti con lei, scambiandosi lettere e cartoline. Elvira ha avuto un figlio, che porta avanti la tradizione familiare venendo spesso in Canavese per cercare i preziosi tartufi. Sarà qui a Castelnuovo Nigra il 28 agosto e sarà un piacere presentarvelo.”
La storia di Giaculin ed Elvira è un esempio di come l’amore, anche quando non trova compimento, possa ispirare opere d’arte che attraversano le generazioni. La loro ballata continua a risuonare tra le montagne della Valle Sacra, un monito eterno sulla forza dei sentimenti e sulla fragilità del destino.



Delfino Accornero
Una vita intrecciata tra terra e ricordi
Nato nel 1947, sono figlio di Teresio e Elvira Carli. Mia madre, originaria di Castelnuovo Nigra, trascorse lì la sua giovinezza, legando un profondo affetto con la famiglia Bono che la sostenne durante gli anni della guerra. Nel 1946, seguendo una nuova opportunità, si trasferì a Viarigi dove conobbe e sposò mio padre, un contadino laborioso.
A casa nostra si respirava un’atmosfera serena e tranquilla. Non ho mai sentito i miei genitori litigare, e mia madre, con la sua semplicità, era un punto di riferimento per tutta la famiglia. Ricordo con affetto la sua passione per la cucina e la cura che dedicava al nostro orto.
Mio padre, un uomo forte e tenace, lavorava la terra con amore e dedizione. Avevamo un’azienda agricola prospera, con vigneti, frutteti e animali da cortile. La vita in campagna ci offriva tutto ciò di cui avevamo bisogno.
Ho scoperto la storia della “canzone di Elvira” grazie ai Bono, che mi avevano regalato alcune cassette. Purtroppo le ho perse, ma spero di poterle recuperare in qualche modo. Mi piacerebbe molto ascoltare quella melodia che ha legato indissolubilmente il nome di mia madre a quello di Giacomo Giacomino.
Anche se mia madre non mi ha mai parlato di quella canzone, sono certo che la sua figura è stata fonte di ispirazione per molti. La sua storia, così come quella di Giaculin, dimostra che la poesia può nascere ovunque, anche nelle esperienze più semplici e quotidiane.
La Valle Sacra, terra ricca di storia e tradizioni, è stata la culla di questa bellissima ballata. È affascinante pensare che proprio in questo luogo, dove Costantino Nigra raccolse i canti popolari del Piemonte, sia nata anche la storia d’amore tra Elvira e Giaculin.